Poker, anche i computer possono bleffare

di Valentina Cervelli Commenta

Anche i computer possono bleffare quando giocano a Poker: o per lo meno è in grado di farlo “Libratus” mettendoci circa 20 giorni per vincere una gara a Texas Hold’em contro quattro dei giocatori più forti del mondo. Un sistema di intelligenza artificiale molto complesso ed importante.

Libratus è un robot basato su una versione modificata di algoritmi potenti di “counterfactual regrets minimization” (CGR), ovvero capaci di dar modo di valutare allo stesso tutte le possibili mosse alternative in ogni momento del gioco, calcolando quelli che possono essere i potenziali risultati. La specialità di Libratus nello specifico è quella che sa adattarsi alle strategie degli avversari, fattore che lo porta, come accade per un giocatore umano, a modificare nell’immediato le decisioni nel corso delle mani di Texas Hold’em. E come già anticipato, questo robot, ha imparato a bluffare.

Ora da qui a dire che il robot possa farlo a lungo termine e su scala ampia ve ne passa, il suo bluffare non è certo quello umano. Tentiamo di spiegare perché.  Mentre negli umani il bluffare è un atto cosciente nel quale si mente, per ciò che riguarda Libratus il fare delle puntate “strane” rispetto alle proprie carte, è in realtà solo un’altra possibile strategia di gioco da utilizzare per vincere in un contesto nel quale i partecipanti al gioco non conoscono tutte le informazioni che il computer conosce.

E’ importante ricordare che il Texas Hold’em è un gioco basato sulle probabilità di combinazione tra le proprie carte, quelle sul tavolo, e quelle che potrebbero uscire dal mazzo.

 

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