Poker online in Italia: dieci anni tra alti e bassi

di Valentina Cervelli Commenta

Il poker online in Italia compie i suoi primi dieci anni e dire che la sua vita sia stata caratterizzata da alti e bassi è forse un eufemismo. Sebbene i giocatori nostrani siano stati capaci di mantenere il lustro guadagnato, per il gioco non si può dire la stessa cosa.

Ed in parte è colpa anche di alcune restrizioni che hanno colpito il settore, rendendolo in parte schiavo di regolamentazioni che se non considerabili anacronistiche, di certo non hanno aiutato. Niente a che vedere con quello che è il mondo del poker online statunitense dove davvero essere giocatori professionisti significa poter giocare per vivere con tanto di guadagni stellari. Sono tanti gli esempi che si potrebbero fare, ma l’esempio più importante, seppure ormai datato, è certo quello di Christopher Bryan Moneymaker: la sua vita cambiò nel 2003 quando si iscrisse ad un torneo satellite spendendo 39 dollari tanto per provare l’emozione del gioco “reale” partendo dal suo hobby virtuale.

Vinse e si guadagnò l’accesso alle World Series che avevano un buy-in da 10 mila dollari: arrivò primo, portandosi a casa 2,5 milioni di dollari e dando il via ad una fortunata carriera.  Ed è proprio grazie alla sua storia che la gente si è appassionata in tutto il mondo al poker online: tutti potevano riuscire a vincere se c’era riuscito lui.

Il problema occorso nel nostro paese, dopo l’arrivo nel 2008 ed il picco raggiunto nel 2010, è stata la voglia di imbrigliare un mercato che per quanto da regolamentare necessitava delle sue libertà: le costrizioni hanno portato al disamoramento, con conseguente minori introiti e calo degli investimenti.

 

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